Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028: Bolsena e Civita di Bagnoregio vincono insieme
La proclamazione all'unanimità al Ministero della Cultura, il dossier 'Arte che viene, arte che va' e la sfida vinta su Capri, Padova e Pozzuoli: come la Tuscia unisce l'acqua vulcanica e la terra fragile per riscrivere il futuro dell'arte contemporanea.

L’acqua profonda del lago vulcanico più grande d’Europa e la terra friabile della rupe che sfida il tempo: due comunità sorelle della Tuscia si alleano per trasformare la fragilità in avanguardia culturale.
«L’arte non è un monumento statico da contemplare al chiuso di una teca, ma un flusso vivo che attraversa i paesaggi, interroga le comunità e rigenera le ferite del tempo.» — Dossier di candidatura “Arte che viene, arte che va”
C’è un momento preciso in cui la geografia smette di essere un confine e diventa visione politica e poetica. Quel momento si è compiuto nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura, quando la giuria ministeriale presieduta da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo ha annunciato all'unanimità la vincitrice del titolo di Capitale italiana dell'Arte contemporanea per l'anno 2028: a trionfare, in forma associata, sono stati i comuni di Bolsena e Civita di Bagnoregio.
Una vittoria storica per la provincia di Viterbo e per l’intera Tuscia, capace di superare nella rosa finale delle quattro città candidate colossi culturali e turistici del calibro di Padova, Capri e Pozzuoli. A convincere la commissione è stata la forza radicale del dossier congiunto intitolato “Arte che viene, arte che va”, sostenuto da un contributo ministeriale di un milione di euro interamente destinato a finanziare progetti, residenze e opere pubbliche diffuse.
"Arte che viene, arte che va": la poetica di due paesaggi speculari
Per comprendere la portata di questa proclamazione bisogna guardare la mappa della Teverina e dell'alto Lazio. Da una parte c'è Bolsena, distesa sulle rive del suo lago vulcanico circondato da boschi fitti e memorie che affondano nella tragica storia di Amalasunta sull’Isola Martana; dall'altra c'è Civita di Bagnoregio, la celebre "città che muore", abbarbicata su un pinnacolo di tufo che l’erosione implacabile dei calanchi consuma millimetro dopo millimetro ogni anno.
L'acqua che accoglie e la terra che si disgrega. Invece di nascondere questa vulnerabilità o trattarla come un limite, il dossier curato dai due borghi ne ha fatto il centro propulsivo della riflessione artistica contemporanea. L’arte "che viene e che va" è l'arte del moto ondoso lacustre, ma è anche l’arte che attraversa il ponte sospeso di Civita, dialogando con i flussi del turismo globale per restituire senso, radicamento e futuro a chi questi territori li abita quotidianamente.

I luoghi e i grandi maestri: da Carsten Höller a Eva Jospin
Il programma del 2028 non si limiterà a ospitare mostre temporanee, ma trasformerà l'area compresa tra il lago e i calanchi in un cantiere creativo permanente a cielo aperto. Il progetto prevede interventi site-specific, installazioni permanenti integrate nella natura e residenze d'artista che vedranno protagonisti nomi di primo piano della scena internazionale:
- Sculture ambientali e percorsi sensoriali: Artisti come Carsten Höller, Eva Jospin e Chiara Camoni realizzeranno opere plastiche capaci di fondersi con le rocce di tufo, la vegetazione spontanea e le rive vulcaniche.
- Performance e linguaggi sonori: Interventi di Nico Vascellari e installazioni visive di Tobias Rehberger che coinvolgeranno gli spazi monumentali della Rocca Monaldeschi di Bolsena e l’antico Palazzo Alemanni di Bagnoregio.
- Laboratori mobili e rigenerazione: Spazi comunitari dismessi riqualificati come botteghe d'arte e centri di produzione culturale per i giovani della provincia, collegando la rete dei borghi vicini (da Celleno a Bomarzo).
Dal turismo di passaggio all'ecosistema culturale consapevole
Civita di Bagnoregio è stata per anni il simbolo mondiale della fragilità geologica e, al tempo stesso, dell'overtourism di massa: migliaia di visitatori che attraversano il viadotto pedonale per una visita fugace di poche ore. La proclamazione a Capitale dell'Arte Contemporanea 2028 rappresenta il punto di svolta per rovesciare questo modello.
L’obiettivo dichiarato dalle amministrazioni comunali e dal MiC è costruire un turismo lento, colto e stanziale, capace di trattenere i viaggiatori, invitarli all'esplorazione dei sentieri rurali, farli navigare sulle acque del lago e dialogare con gli artigiani del peperino. L'arte contemporanea diventa così lo strumento per curare il territorio, saldare le fratture tra borghi e offrire alle nuove generazioni un motivo concreto per restare e progettare.
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Dalle sponde del lago di Bolsena alla rupe millenaria di Civita, la Tuscia è una terra che continua a reinventarsi. Con Guidy puoi esplorare tappa per tappa le meraviglie artistiche, i borghi storici e gli itinerari archeologici della provincia di Viterbo e di tutta Italia.
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