Esperienze

La Via Francigena nella Tuscia: entrare a Viterbo camminando

Dagli antichi basolati etrusco-romani ai ponti medievali e alle sorgenti termali: l'emozione di percorrere a piedi l'ultima grande tappa prima di Roma.

GuidyGuidy
21 settembre 20268 min di lettura
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La Via Francigena nella Tuscia: entrare a Viterbo camminando

C'è una lentezza necessaria che appartiene a chi sceglie di avvicinarsi a una città medievale camminando. Quando l'arcivescovo Sigerico di Canterbury nel 990 d.C. annotò sul suo taccuino di viaggio le settantanove tappe (submansiones) del suo pellegrinaggio di ritorno da Roma verso la Manica, segnò Viterbo come sesta sosta (Sce Valentine). Giungere a Viterbo percorrendo la Via Francigena non è soltanto una camminata escursionistica: è un rito di transizione tra il silenzio rurale dell'altopiano laziale e la compatta pietra scura di una delle città fortificate meglio conservate d'Europa.

Il tratto che attraversa la Tuscia viterbese scende dalle colline vulcaniche che circondano il lago di Bolsena, taglia boschi di querce e uliveti centenari e si immerge progressivamente in una geologia arcaica fatta di tufo e peperino. Qui il cammino si sovrappone a una rete viaria ben più remota del Medioevo cristiano: ampi segmenti della Francigena riutilizzano il tracciato della consolare romana Via Cassia, di cui affiorano ancora lunghi tratti di basolato poligonale lavico, solcati nei millenni dalle ruote ferrate dei carri da trasporto.

I segni dei viandanti: ospitali, pievi e guadi

Lungo la discesa verso la piana di Viterbo, il pellegrino medievale non cercava il paesaggio, ma la salvezza del corpo e dell'anima. Ogni dieci o quindici chilometri sorgevano ospitali monastici (xenodochia) gestiti da ordini cavallereschi come i Templari o i Cavalieri di San Giovanni, dove chi era in viaggio riceveva una ciotola di minestra, un pagliericcio asciutto e la cura per i piedi piagati.

Via Francigena nella Tuscia - Le terme naturali del Bagnaccio vicino Viterbo

Oltrepassato il borgo murato di Montefiascone — con la sua rocca dei papi protesa sul lago e la celebre basilica di San Flaviano — la Francigena si snoda tra antichi muri a secco e campi di grano. Poco prima di raggiungere la conca viterbese, il camminatore viene accolto da un fenomeno naturale straordinario: il vapore bianco delle sorgenti termali solfuree che ribollono all'aria aperta. Il Bagnaccio, già noto agli Etruschi e ai Romani come stazione termale (Aquae Passeris), era una benedizione per i romei: un bagno nelle sue pozze calde a 65 gradi permetteva di disinfettare ferite, sciogliere muscoli contratti da settimane di marcia e purificarsi prima di accedere al recinto sacro della città.

L'ingresso trionfale: Porta Fiorentina e la città di pietra

L'avvicinamento finale alla città toglie il respiro per il mutamento improvviso della scala architettonica. Dopo ore trascorse tra formazioni tufacee e vegetazione spontanea, la vista sbatte contro la poderosa cinta muraria in conci regolari di peperino, turrita e merlata, costruita dal Comune tra l'XI e il XIII secolo per difendersi dalle mire egemoniche dell'Impero e del Papato.

L'ingresso storico da nord avviene attraverso Porta Fiorentina (in origine Porta San Marco). Varcare quella soglia significa entrare immediatamente in un labirinto di vicoli stretti, fontane a fuso zampillanti e palazzi aristocratici severi. Per il pellegrino medievale che aveva superato le forre boscose e il pericolo dei briganti, Viterbo rappresentava la sicurezza, la civiltà urbana e la penultima grande tappa prima dell'approdo solenne a San Pietro.

Consigli pratici per il camminatore contemporaneo

  • Il percorso migliore: La tappa Montefiascone - Viterbo misura circa 18 chilometri, quasi interamente pianeggiante o in dolce discesa, con un fondo misto tra sterrato, ciottoli e tratti d'asfalto secondario poco trafficato.
  • Sosta al Bagnaccio: Le pozze termali del Bagnaccio si trovano a circa 6 km da Viterbo. Fermarsi un'ora per immergersi nelle vasche termali prima di compiere l'ultimo tratto è un'esperienza sensoriale impagabile.
  • La stagione ideale: La primavera (aprile-maggio) e l'inizio dell'autunno (settembre-ottobre) offrono temperature miti e colori caldi; in piena estate il riverbero del sole sui basolati e la totale assenza di ombra nella pianura rendono il cammino molto faticoso.

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