Storia

Celleno Vecchio: il borgo fantasma del tufo, il Castello Orsini e la memoria che rinasce

Arroccato su un fragile sperone tufaceo tra due torrenti, Celleno Vecchio fu abbandonato dopo le frane degli anni Trenta: storia del borgo fantasma e del suo Castello Orsini.

GuidyGuidy
25 ottobre 20262 min di lettura
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Celleno Vecchio: il borgo fantasma del tufo, il Castello Orsini e la memoria che rinasce

Un borgo sospeso tra le forre argillose che sembra uscito da una fiaba medievale, custode di un silenzio denso di storie.

Lo sperone fragile e le origini medievali

A pochi chilometri da Civita di Bagnoregio, Celleno Vecchio condivide con la celebre vicina lo stesso destino geologico: una rupe tufacea circondata da calanchi argillosi e torrenti che erodono costantemente le basi della roccia.

Abitato sin dall'epoca etrusca e fortificato nel Medioevo, Celleno divenne un caposaldo strategico della Tuscia conteso tra i comuni di Viterbo e Orvieto, prima di passare sotto il dominio della potente famiglia Orsini, che vi eresse la sua possente rocca feudale.

Veduta delle case medievali arroccate sul tufo a Celleno Vecchio

Il terremoto del 1931 e lo spopolamento forzato

La fragilità del suolo segnò il destino della comunità. Una serie di frane e il terremoto del 1931 accelerarono il dissesto idrogeologico delle case abbarbicate sulla cresta. Nel corso degli anni Trenta e Quaranta, un decreto statale impose il trasferimento coatto dell'intera popolazione verso un nuovo insediamento pianeggiante: nacque così Celleno Nuovo.

Celleno Vecchio rimase completamente disabitato, trasformandosi in uno dei borghi fantasma più suggestivi e intatti d'Italia, con le cucine abbandonate, i camini a vista nelle case crollate e la vegetazione che avvolgeva le mura di tufo.

Il Castello Orsini e la nuova vita culturale

Al culmine della via principale si erge il Castello Orsini, con il suo maestoso mastio merlato e il fossato difensivo. Negli ultimi decenni, grazie all'impegno di artisti, intellettuali e volontari locali, il borgo è stato messo in sicurezza e riaperto al pubblico, diventando un polo d'eccellenza per mostre d'arte, residenze creative e festival territoriali.


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