Arte e Letteratura

Villa Lante a Bagnaia: il giardino costruito dall’acqua

Fontane, terrazze e geometrie del paesaggio manierista alle porte di Viterbo: il trionfo dell'idraulica rinascimentale dal caos dei boschi all'ordine geometrico.

GuidyGuidy
9 settembre 20269 min di lettura
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Villa Lante a Bagnaia: il giardino costruito dall’acqua

Nel panorama dei grandi giardini storici del Rinascimento europeo, Villa Lante a Bagnaia — adagiata sulle prime pendici dei monti Cimini, a pochi chilometri dal centro storico di Viterbo — occupa un posto del tutto singolare e supremo. Mentre a Villa d'Este a Tivoli o a Caprarola l'architettura del palazzo nobiliare domina in modo imperioso la scena e il parco ne costituisce il grandioso basamento scenografico, a Villa Lante avviene l'esatto contrario: l'edificio si sdoppia e si fa da parte.

Non c'è un unico palazzo monumentale, ma due palazzetti gemelli (la Palazzina Gambara e la Palazzina Montalto), identici e discreti, disposti simmetricamente ai lati del declivio collinare per non interrompere la vera, assoluta protagonista dell'intera composizione: l'acqua. Progettata a partire dal 1568 dal genio architettonico di Jacopo Barozzi da Vignola per volere del raffinato cardinale Gianfrancesco Gambara, vescovo di Viterbo, Villa Lante è la trasposizione fisica di un poema filosofico sul dominio dell'intelletto umano sulle forze caotiche della natura.

Il percorso allegorico: dalla selva primordiale alla città ideale

Per comprendere la meraviglia di Villa Lante non bisogna visitarla partendo dal basso come fanno i frettolosi percorsi turistici odierni, ma percorrerla dall'alto verso il basso, assecondando il cammino naturale del flusso idraulico proveniente dalle sorgenti del monte Cimino.

Il giardino è concepito come un percorso iniziatico che attraversa quattro distinti livelli a terrazze digradanti, rappresentando il passaggio simbolico dell'umanità dall'Età dell'Oro primordiale e selvaggia alla civiltà ordinata e governata dalla ragione:

  1. La Fontana del Pegaso e il Bosco Sacro: In alto, al limite della boscaglia naturale di lecci e castagni, l'acqua sgorga da una roccia informe. Qui il cavallo alato Pegaso batte lo zoccolo sulla terra, facendo scaturire la fonte Ippocrene, simbolo dell'ispirazione poetica e dell'energia vitale primigenia.
  2. La Fontana dei Fiumi e la Catena d'Acqua: Scendendo al livello successivo, l'acqua viene imbrigliata e disciplinata dall'ingegno umano. Due colossali statue fluviali in pietra di peperino — personificazioni del fiume Tevere e del fiume Arno, a simboleggiare il patto tra Roma e Firenze — guardano l'acqua incanalarsi nella celeberrima Catena d'Acqua. Si tratta di una cascata a gradini lunga oltre trenta metri, scolpita in peperino con volute sinuose che richiamano la forma allungata delle chele di un gambero (il gambero araldico dello stemma Gambara), dove l'acqua zampilla e gorgoglia con un ritmo musicale continuo.
  3. La Tavola del Cardinale: Al termine della discesa, il flusso raggiunge una monumentale mensa in pietra lavica lunga oltre quindici metri: la Tavola del Cardinale. Al centro del piano in pietra è scavato un canale in cui scorre ininterrottamente acqua fresca di sorgente. Qui il cardinale Gambara offriva memorabili banchetti all'aperto durante le torride estati viterbesi, utilizzando il corso d'acqua corrente per rinfrescare bottiglie di vino, frutti di bosco e caraffe senza bisogno di servitori.

Villa Lante a Bagnaia - I giochi d'acqua della Catena d'Acqua in peperino

Il Quadrato dei Mori: il trionfo della simmetria

Il culmine spettacolare del parco si apre sulla terrazza inferiore: il celebre Parterre dei Mori. Qui la natura selvatica della montagna scompare completamente, trasformata in una sublime opera di geometria matematica.

Sedici aiuole di bosso sempreverde formano un intricato labirinto geometrico, al cui centro si apre un gigantesco bacino quadrangolare d'acqua diviso in quattro specchi minori da pontili balaustrati in pietra. Al centro del lago artificiale, una barca in pietra accoglie quattro putti armati di remi e trombe d'acqua, che circondano il gruppo monumentale dei Quattro Mori (scolpiti da Taddeo Landini), intenti a sollevare verso il cielo la stella araldica e il giglio di Casa Montalto, da cui si innalza uno zampillo d'acqua alto metri.

L'idraulica senza motori: la fisica del Rinascimento

Ciò che rende Villa Lante un miracolo tecnico prima ancora che estetico è il suo sistema idraulico. Tutto il complesso — decine di fontane, getti, cascate, catene e scherzi d'acqua — funziona senza pompe meccaniche o apporti energetici artificiali.

Il Vignola e i maestri fontanieri dell'epoca sfruttarono unicamente il dislivello geologico naturale di sedici metri esistente tra la sorgente alta e il parterre inferiore, calcolando con perizia matematica la pressione idrostatica e la portata dei condotti sotterranei in piombo e cotto. L'acqua non viene mai sprecata: sgorga dal Pegaso, attraversa le fontane dei fiumi, disseta i commensali sulla tavola di pietra, alimenta le fontane delle luci e dei delfini e confluisce infine nel grande parterre dei Mori, prima di essere canalizzata verso valle per irrigare i campi e gli orti del borgo di Bagnaia.

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