Arte e Letteratura

La cupola di Brunelleschi: l'impresa che cambiò l'architettura

Quarantacinque metri di diametro a cinquantaquattro metri da terra e nessuna impalcatura lignea: come il genio di Filippo Brunelleschi sfidò l'impossibile a Santa Maria del Fiore.

GuidyGuidy
11 settembre 202611 min di lettura
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La cupola di Brunelleschi: l'impresa che cambiò l'architettura

Per quasi cinquant'anni, nel cuore di Firenze, la grandiosa cattedrale di Santa Maria del Fiore rimase un cantiere incompiuto e paradossale. Le navate gotiche progettate da Arnolfo di Cambio erano ormai completate, la facciata cresceva e i marmi policromi bianchi di Carrara, verdi di Prato e rosa di Maremma risplendevano al sole. Ma al centro della crociera, dove avrebbe dovuto innalzarsi il cielo della chiesa, si spalancava una vertiginosa voragine ottagonale di oltre quarantacinque metri di diametro, sospesa a cinquantaquattro metri di altezza dal suolo.

Nessun maestro muratore, nessun architetto europeo dell'epoca sapeva come chiudere quell'abisso. Il problema non era solo di calcolo statico, ma di pura fisica dei materiali: secondo le tecniche tradizionali dell'architettura gotica e romana, per voltare una cupola di tali proporzioni sarebbe stato necessario erigere dal pavimento una gigantesca armatura lignea provvisoria — la centina — per sostenere i mattoni e la malta fresca prima che la volta facesse presa. Ma in tutta la Toscana non esistevano travi di quercia o abete abbastanza lunghe e robuste per colmare quel vuoto ciclopico; e persino se fossero state trovate, la quantità di legname richiesta avrebbe prosciugato le foreste dell'intero Appennino.

Nel 1418 l'Opera del Duomo bandì un celebre concorso pubblico. A vincerlo fu un uomo minuto, ombroso, privo di titoli accademici ma dotato di un'intelligenza geometrica e meccanica sconvolgente: l'orafo e scultore Filippo Brunelleschi. La sua promessa ai consoli dell'Arte della Lana suonava come una folle eresia: "Io volgerò la cupola senza armadura di legname alcuna".

L'invenzione della doppia calotta autoportante

Il primo, fondamentale colpo di genio di Brunelleschi fu quello di concepire non una, ma due cupole sovrapposte e concentriche. Una cupola interna, più spessa e ribassata (con funzione strutturale e portante), e una cupola esterna, più slanciata e protettiva, rivestita dalle celebri tegole in cotto rosso (embrici) che proteggono l'edificio dalle intemperie e disegnano l'inconfondibile profilo monumentale nello skyline fiorentino.

Tra le due calotte Brunelleschi ricavò una stretta intercapedine vuota, percorsa da rampe di scale, ballatoi e corridoi che alleggerivano drasticamente il peso complessivo della muratura (stimato in oltre ventisettemila tonnellate) e consentivano alle maestranze di salire agevolmente durante i lavori, funzionando ancora oggi come spettacolare percorso di visita. Le due cupole sono tenute insieme da una possente gabbia invisibile di ventiquattro speroni verticali e catene orizzontali in pietra arenaria rinforzate da staffe di ferro battuto, che neutralizzano le spinte centrifughe verso l'esterno.

Cupola del Brunelleschi a Firenze - Muratura a spina di pesce tra le due calotte

La muratura a spina di pesce: la gravità sconfitta

Ma come riuscirono i muratori a posare i mattoni nel vuoto, a decine di metri da terra, con una pendenza che diventava via via quasi verticale senza che la malta fresca li facesse precipitare nel vuoto?

Brunelleschi attinse alla sapienza dimenticata dei costruttori romani del Pantheon e dell'architettura persiana, inventando il celeberrimo apparecchio murario a spina di pesce (opus spicatum). I mattoni di laterizio non venivano posati semplicemente di piatto in cerchi orizzontali, ma a intervalli regolari venivano inseriti mattoni orientati verticalmente, disposti come le lische di un pesce.

Questi elementi verticali fungevano da cunei di bloccaggio istantaneo: stringevano la fascia di mattoni orizzontali adiacente, impedendo loro di scivolare verso il centro dell'ottagono prima che la malta di calce si asciugasse. In questo modo, a ogni giro completo di trecentosessanta gradi, la cupola diventava immediatamente solida e autoportante, fungendo da impalcatura per il cerchio successivo. Più la struttura saliva verso il cielo, più il suo stesso peso la serrava e la stringeva verso il centro, trasformando la forza di gravità da nemica mortale in alleata strutturale.

I macchinari di cantiere: l'ingegneria del sollevamento

L'impresa di Brunelleschi non fu solo una rivoluzione architettonica, ma l'atto di nascita dell'ingegneria meccanica moderna. Per sollevare tonnellate di pietre, mattoni, sabbia, calce e botti d'acqua a sessanta metri d'altezza senza sfiancare centinaia di operai, Brunelleschi progettò personalmente macchinari idraulici e meccanici mai visti prima.

Costruì una leggendaria gru girevole a braccio orizzontale e un gigantesco argano a tre velocità azionato da una sola coppia di buoi che camminavano in tondo al piano terra. L'argano era dotato di un sofisticatissimo sistema di ingranaggi reversibili: i buoi potevano continuare a camminare sempre nello stesso senso di marcia mentre il carico, tramite una leva a scatto, poteva sia salire che scendere, risparmiando tempo prezioso ed evitando pericolose manovre agli animali. Quei macchinari lasciarono a bocca aperta un giovanissimo allievo di bottega che ne copiò minuziosamente i meccanismi nei propri quaderni di disegni: Leonardo da Vinci.

Brunelleschi curò anche l'umanità del cantiere: fece allestire cucine, mense e persino osterie sospese sui ponteggi interni della cupola, per evitare che i muratori dovessero scendere centinaia di scalini a mezzogiorno, somministrando vino leggero annacquato per scongiurare vertigini e cadute fatali.

Il trionfo della lanterna e l'inizio del Rinascimento

Il 25 marzo 1436, festa dell'Annunciazione, Papa Eugenio IV consacrò solennemente la cattedrale completata sulle note del mottetto Nuper rosarum flores composto da Guillaume Dufay, le cui proporzioni armoniche rispecchiavano matematicamente le dimensioni della cupola. Mancava soltanto la grande lanterna cuspidata in marmo bianco, anch'essa disegnata da Brunelleschi, sulla cui sommità nel 1471 venne collocata la monumentale sfera in rame dorato forgiata nella bottega del Verrocchio.

Salire oggi i 463 scalini che conducono alla sommità della lanterna, camminando tra le due calotte e osservando da vicino l'intreccio millimetrico dei mattoni a spina di pesce, significa toccare con mano il momento esatto in cui l'uomo europeo smise di temere la natura per diventare l'architetto del proprio destino.

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