Arte e Letteratura

Il Laocoonte e il giallo del braccio ritrovato: l'intuizione di Ludwig Pollak e la tragedia della memoria

Dal clamoroso scavo del 1506 alla scoperta del vero braccio piegato nel 1905 da parte dell'archeologo Ludwig Pollak: un capolavoro antico segnato da restauri e memorie tragiche.

GuidyGuidy
25 ottobre 20262 min di lettura
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Il Laocoonte e il giallo del braccio ritrovato: l'intuizione di Ludwig Pollak e la tragedia della memoria

Per quattro secoli gli artisti immaginarono il braccio del sacerdote teso verso il cielo, finché un archeologo geniale non trovò la verità nella bottega di uno scalpellino.

Il ritrovamento del 1506 sul Colle Oppio

Il 14 gennaio 1506, nella vigna di Felice de Fredis sul Colle Oppio a Roma, la terra restituì uno dei gruppi scultorei più celebri dell'antichità greco-romana: il Gruppo del Laocoonte, descritto con ammirazione da Plinio il Vecchio nella reggia di Tito.

Papa Giulio II inviò immediatamente sul posto l'architetto Giuliano da Sangallo e Michelangelo Buonarroti, che riconobbero all'istante l'originale ellenistico. L'opera fu acquistata dal papa ed esposta nel Cortile delle Statue del Belvedere, segnando l'atto di nascita dei Musei Vaticani.

Il braccio destro originario del Laocoonte riscoperto dall'archeologo Ludwig Pollak

L'enigma del braccio mancante e l'errore barocco

La statua era priva del braccio destro del sacerdote troiano. Si aprì una celebre disputa filologica: Michelangelo intuì che il braccio doveva essere piegato all'indietro dietro la testa in un moto disperato di torsione anatomica.

Tuttavia, la cultura scultorea rinascimentale e barocca preferì una soluzione trionfale e teatrale: l'allievo Giovanni Angelo Montorsoli integrò il gruppo con un lungo braccio disteso diagonalmente verso l'alto, un'aggiunta che condizionò l'iconografia del Laocoonte per quasi quattro secoli.

La scoperta di Ludwig Pollak e la memoria spezzata

Nel 1905 l'archeologo e mercante d'arte praghese Ludwig Pollak, grande conoscitore della scultura antica residente a Roma, notò nella bottega di uno scalpellino romano di via Labicana un frammento marmoreo: un braccio destro piegato all'indietro che stringeva le spire di un serpente. Pollak riconobbe l'opera originale e la donò ai Musei Vaticani.

Solo nel 1957 i restauratori rimossero le integrazioni barocche e montarono il braccio ritrovato da Pollak, confermando l'incredibile intuizione michelangiolesca. La vicenda è indissolubilmente legata alla figura di Pollak, che nel 1943 rifiutò di nascondersi e venne deportato ad Auschwitz con la sua famiglia, lasciando la sua straordinaria collezione di antichità a Roma.


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