Luoghi Nascosti

Napoli Sotterranea: la città scavata sotto la città

A quaranta metri di profondità, un labirinto di ottocentomila metri quadrati intagliato nel tufo: dalle cisterne dell'acquedotto greco-romano ai graffiti dei rifugi della Seconda Guerra Mondiale.

GuidyGuidy
29 settembre 20268 min di lettura
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Napoli Sotterranea: la città scavata sotto la città

Scendere i centotrentasei ripidi gradini che da piazza San Gaetano conducono nelle profondità di Napoli Sotterranea non è una semplice escursione turistica: è un viaggio di quaranta metri a ritroso nella memoria geologica e civile della città. Quando l'ultimo barlume di luce solare scompare e l'aria calda del vicolo cede il posto a una temperatura costante di diciotto gradi e a un penetrante odore di umidità e pietra vulcanica, ci si ritrova all'interno di un vuoto ciclopico.

Sotto la metropoli contemporanea si estende una rete ipogea di cave, cisterne e cunicoli stimata in oltre ottocentomila metri quadrati. Questo labirinto sotterraneo non è un caso della natura: è il calco in negativo di Napoli, il vuoto lasciato dall'uomo nel corso di duemilacinquecento anni di escavazione del tufo giallo.

Dalle cave greche all'acquedotto romano del Serino

I primi a intaccare il banco tufaceo nel III secolo a.C. furono i Greci di Neapolis, che estraevano i grandi blocchi squadrati necessari per innalzare le mura perimetrali della città e i templi dell'acropoli. Furono sempre i Greci a intuire le straordinarie proprietà impermeabili del tufo intonacato con cocciopesto, trasformando le antiche cave in capienti cisterne idrauliche alimentate dalle falde freatiche locali.

Napoli Sotterranea - Le grandi cisterne di tufo usate come rifugi antiaerei nel 1943

Ma fu in epoca augustea che gli ingegneri romani compirono il salto di scala monumentale, integrando le cisterne greche nel gigantesco Acquedotto del Serino (Aqua Augusta). Con una condotta di oltre cento chilometri che partiva dalle sorgenti dei monti irpini, l'acquedotto alimentava non solo Napoli, ma le ville marittime patrizie del golfo di Pozzuoli e la monumentale Piscina Mirabilis di Miseno, sede della flotta imperiale (Classis Misenensis).

Attraverso una fitta rete di canali idrici sotterranei, l'acqua pura raggiungeva le cisterne scavate sotto ogni singolo palazzo nobiliare, convento o quartiere. A prendersi cura di questa città invisibile erano i leggendari pozzari: operai minuti e agilissimi che si calavano nei pozzi domestici per pulire i condotti e controllare il livello dell'acqua. Con la loro capacità di arrampicarsi ovunque lungo le pareti umide e intrufolarsi nelle case dei ricchi attraverso i pozzi, i pozzari diedero vita nel folklore popolare alla figura mitologica e dispettosa del Monaciello.

Il dramma del 1943: la salvezza nei rifugi antiaerei

Nel 1884, a seguito di una devastante epidemia di colera causata dalla contaminazione delle falde acquifere, l'antico sistema delle cisterne di tufo venne definitivamente dismesso e sigillato, sostituito dal moderno acquedotto in ghisa. Per oltre cinquant'anni le cavità sotterranee sprofondarono nell'oblio e nel silenzio.

Il sottosuolo tornò a essere la salvezza di Napoli durante la Seconda Guerra Mondiale. Tra il 1940 e il 1943 la città divenne il centro urbano italiano più violentemente bombardato dalle forze alleate, subendo oltre centoventi incursioni aeree devastanti. Il Comune decise allora di riaprire e attrezzare le antiche cisterne greche e romane come rifugi antiaerei collettivi: furono installati impianti elettrici d'emergenza, panche di legno e servizi igienici di fortuna.

Oltre quarantamila napoletani trascorsero settimane intere rifugiati in questo ventre protettivo mentre sopra le loro teste la città veniva rasa al suolo. Camminando oggi lungo i grandi cameroni tufacei, illuminati solo da deboli faretti e candele, è impossibile non commuoversi di fronte alle tracce umane lasciate dai rifugiati: brande di ferro arrugginite, giocattoli rotti, scritte incise sui muri con pezzi di carbone ("Dio ci salvi dalle bombe", firme di innamorati, caricature di Hitler e Mussolini, date del 1943) che testimoniano la disperata e caparbia voglia di sopravvivere di un intero popolo.

Il percorso nel cunicolo a lume di candela

L'esperienza più suggestiva della visita guidata è il passaggio attraverso uno strettissimo cunicolo lungo decine di metri, largo appena cinquanta centimetri: i visitatori spengono le torce e avanzano in fila indiana illuminando il cammino solo con una piccola candela di cera in mano, fino a sbucare in una spettacolare cisterna allagata dove l'acqua limpida crea riflessi turchesi fiabeschi sulla roccia di tufo.

Consigli pratici per la visita

  • Come vestirsi: All'interno della cavità sotterranea la temperatura è fresca (circa 16-18°C) e costante tutto l'anno: è consigliabile portare una giacca leggera anche in piena estate e indossare scarpe comode con suola antiscivolo a causa del terreno umido.
  • Per chi soffre di claustrofobia: Il passaggio attraverso il cunicolo stretto delle cisterne è assolutamente facoltativo; chi non se la sente può rimanere comodamente nelle grandi sale aperte e aerate.

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