Luoghi Nascosti

Largo di Torre Argentina: i templi, Cesare e la città moderna

Quattro templi repubblicani riemersi dal fango negli anni Venti, l'esatto punto delle Idi di Marzo del 44 a.C. e la celebre colonia felina nel cuore della capitale.

GuidyGuidy
13 settembre 20268 min di lettura
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Largo di Torre Argentina: i templi, Cesare e la città moderna

C'è un punto nevralgico nel cuore di Roma dove il traffico frenetico di autobus, scooter e pedoni di Corso Vittorio Emanuele scorre quotidianamente a meno di cinque metri dal luogo esatto in cui è cambiata per sempre la storia del mondo occidentale. Affacciandosi alla balaustra di Largo di Torre Argentina, lo sguardo precipita verso una gigantesca piazza archeologica ribassata, un bacino di pietra e rovine incastonato tra palazzi ottocenteschi, teatri barocchi e negozi moderni.

Qui, in una spettacolare isola di silenzio calcareo, riposano quattro templi dell'età repubblicana romana e le fondamenta della Curia di Pompeo: il luogo in cui, nelle fatali Idi di Marzo del 44 a.C., Giulio Cesare cadde trafitto da ventitré coltellate sotto la statua del suo rivale Pompeo.

La scoperta accidentale durante gli sventramenti del 1926

Fino all'inizio del Novecento, nessuno sospettava che sotto quel popoloso quartiere rinascimentale e barocco si celasse il più antico complesso templare repubblicano a cielo aperto di Roma. L'area era densamente abitata, occupata da casupole, vicoli e dalla cinquecentesca Chiesa di San Nicola dei Cesarini.

La scoperta avvenne nel 1926, durante i massicci sventramenti urbanistici promossi dal regime fascista per aprire nuove arterie viarie e costruire moderni palazzi per uffici. Quando i picconi dei demolitori abbatterono le fondamenta della chiesa e delle dimore circostanti, riemersero improvvisamente colossali colonne scanalate in tufo dell'Aniene e travertino, podi monumentali e basoli stradali intatti. L'archeologo Giuseppe Marchetti Longhi riconobbe immediatamente la straordinaria rilevanza del sito, battezzato "Area Sacra di Largo Argentina", bloccando i cantieri di costruzione e avviando uno scavo stratigrafico sistematico che riportò alla luce l'intero Campo Marzio repubblicano.

I quattro templi senza nome: la memoria delle lettere

Gli archeologi identificarono quattro templi distinti, allineati parallelamente lungo un'antica pavimentazione in lastre di travertino posata dopo il devastante incendio di Roma dell'80 d.C. Non conoscendo con assoluta certezza le divinità a cui erano intitolati, gli studiosi li classificarono convenzionalmente con le prime quattro lettere dell'alfabeto, da nord a sud:

  • Tempio A (il Tempio di Giuturna): Eretto nel III secolo a.C. dal console Gaio Lutazio Catulo per celebrare la vittoria navale contro i Cartaginesi alle isole Egadi (241 a.C.), conclusiva della prima guerra punica. Nel Medioevo sulle sue rovine fu costruita la Chiesa di San Nicola dei Cesarini, di cui sono ancora visibili l'abside e le colonnine dell'altare.
  • Tempio B (il Tempio circolare della Fortuna del Giorno Presente): È l'unico a pianta circolare (monoptero), eretto da Quinto Lutazio Catulo dopo la storica vittoria sui Cimbri a Vercelli nel 101 a.C. Conserva intatto il podio in tufo e sei colonne corinzie in marmo, al centro del quale si ergeva la gigantesca statua colossale della dea Fortuna (la cui testa monumentale di quasi tre metri è oggi ammirabile ai Musei Capitolini).
  • Tempio C (il Tempio di Feronia): Il più antico di tutti, risalente al IV secolo a.C., dedicato alla dea italica della fertilità e dei boschi, celebrata anche dai liberti che vi ottenevano l'affrancamento dalla schiavitù.
  • Tempio D (il Tempio delle Ninfe o dei Lares Permarini): Il più grande del complesso, risalente all'inizio del II secolo a.C., in gran parte ancora sepolto al di sotto dell'asfalto e dei binari tranviari di via Florida.

Largo di Torre Argentina a Roma - Colonne dei templi repubblicani e colonia felina

Il luogo delle Idi di Marzo: la Curia di Pompeo

La scoperta più carica di emozione storica si trova tuttavia sul retro dei templi B e C. Qui gli scavi hanno individuato un monumentale basamento in muratura di opera quadrata in tufo: sono i resti della Curia di Pompeo, una vasta aula assembleare inserita nel gigantesco complesso del Teatro e del Portico di Pompeo, inaugurato nel 55 a.C.

Poiché la Curia Hostilia nel Foro Romano era andata distrutta in un incendio, il Senato romano si riuniva provvisoriamente proprio in quest'aula. Fu qui che la mattina del 15 marzo del 44 a.C. Giulio Cesare giunse a cavallo, ignorando i presagi della moglie Calpurnia e l'avvertimento dell'indovino Spurinna. Accerchiato dai congiurati guidati da Marco Giunio Bruto e Gaio Cassio Longino con il pretesto di una supplica, Cesare fu colpito a morte, stramazzando al suolo ai piedi della statua di Pompeo. Dopo il tirannicidio, Ottaviano Augusto fece murare l'aula come luogo maledetto (locus sceleratus), trasformando la stanza dell'assassinio in una latrina pubblica e collocando una lastra commemorativa in pietra sul punto esatto della caduta del dittatore.

I custodi a quattro zampe e le nuove passerelle

C'è un'altra celebre peculiarità che rende Largo di Torre Argentina unico al mondo: la sua storica colonia felina. Sin dai primi scavi degli anni Venti, decine di gatti randagi trovarono rifugio tra le calde pietre dei templi repubblicani, protetti dalla profondità dell'invaso archeologico rispetto al traffico stradale. Nel corso dei decenni, generazioni di "gattare" romane e volontari internazionali hanno accudito la colonia, trasformandola in una delle realtà di tutela animale più amate e visitate della città, citata nei reportage dei viaggiatori di tutto il mondo.

Grazie ai recenti interventi di valorizzazione e all'apertura delle nuove passerelle pedonali illuminate, oggi i visitatori possono finalmente scendere all'interno del bacino archeologico e camminare a tu per tu con i templi repubblicani, compiendo un viaggio ravvicinato nella memoria più profonda e commovente della Roma antica.

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